Sassuolo, Palmieri: «Il nostro segreto è la forza della proprietà e una società organizzata benissimo»

Francesco Palmieri, direttore sportivo del Sassuolo, ha condiviso le sue riflessioni con “Repubblica” in vista della prossima partita contro la Sampdoria, squadra della quale è stato giocatore tra il 1998 e il 2000. Nell’intervista, Palmieri ha espresso il suo affetto per il Marassi e per Genova, dove ha vissuto due anni difficili ma significativi, sottolineando un legame emotivo duraturo con la Sampdoria, paragonata a un “virus” per l’entusiasmo che suscita.
Ha anche menzionato la presenza di Pedro Obiang, altro tifoso della Sampdoria all’interno del Sassuolo, evidenziando il loro bel rapporto e la comune passione per i colori blucerchiati. Riguardo alla stagione in corso, Palmieri ha attribuito i successi del Sassuolo alla solidità della proprietà e all’organizzazione della società, sottolineando l’importanza di non abbassare la guardia in un campionato lungo e imprevedibile come la Serie B.
«Era meglio quando si giocava, ma sarà, lo stesso, emozionante. Sono in campo, di solito, per il riscaldamento prima della gara e Marassi resta unica, suscita sempre emozioni. Sarà anche l’occasione per salutare qualche amico, anche il giorno prima. Sarà bello, sono sicuro».
A Genova è rimasto due anni, ma con grandi sofferenze. «Sono stati tosti, ma preferisco pensare alle cose belle, ho avuto importanti dimostrazioni di affetto. Mi ha lasciato tanto dentro. Quando vedo persone legate alla Sampdoria provo sempre una strana sensazione, è come se ci conoscessimo da sempre».
Una volta mi ha detto che assomiglia a un virus, chi indossa la maglia blucerchiata resta contagiato. «È verissimo, perché c’è tanto entusiasmo, si vive bene e la maglia ha i colori più belli».
Nel Sassuolo c’è un altro tifoso della Sampdoria… «Pedro Obiang è un ragazzo di altissimo livello, abbiamo un bellissimo rapporto. Parliamo spesso dell’argomento, è ancora molto legato ai colori blucerchiati».
La classifica vi sta dando ragione, punti, gol e spettacolo. «Il nostro segreto è la forza della proprietà e una società organizzata benissimo. Abbiamo un obiettivo, la squadra è forte e determinata, ma il campionato è lungo e in B non esistono partite scontate, le distrazioni sono vietate. A 57 anni so come funziona, non possiamo rilassarci».
Il suo esordio come direttore sportivo non sta andando male… «Non sono più un pivello, sono partito a Bari, con un grande sampdoriano, Fausto Pari, e per tanti anni ho guidato il settore giovanile del Sassuolo, ottenendo grandissime soddisfazioni. Ora mi sono catapultato con grande voglia in questa nuova avventura per vincere un’altra sfida e riportare il Sassuolo dove meritano la famiglia Squinzi e e Carnevali».
La Sampdoria ha un incubo, da sempre: Domenico Berardi. «Averlo o non averlo in campo fa la differenza. È un campione, parlano i numeri, e mi riempie di gioia il suo atteggiamento, l’amore dimostrato per la squadra, si batte su ogni palla come un ragazzino. Sta dimostrando di voler dare un grande contributo».