Haaland e il caso “Moonbeam”: la presunta testata alla mascotte e l’indagine interna del City

Erling Haaland, attaccante del Manchester City e della Norvegia – prossima avversaria dell’Italia nelle qualificazioni ai Mondiali del 2026 – è finito sotto i riflettori per un episodio che ha ben poco a che fare con il calcio giocato. La vicenda, emersa solo ora sui principali tabloid britannici, risale ad alcuni mesi fa e riguarda un presunto incidente avvenuto nel tunnel dell’Etihad Stadium.

Secondo quanto raccontato dalla donna che indossava il costume di «Moonbeam», una delle mascotte ufficiali del City, Haaland l’avrebbe colpita accidentalmente alla testa mentre posavano per una foto. Il gesto – secondo la sua versione – le avrebbe provocato uno stato di choc, con sintomi da colpo di frusta e una presunta commozione cerebrale.

«Ero sconvolta, piangevo e ho chiesto a un collega cosa fosse successo. All’inizio non capivo da dove venisse il dolore», ha raccontato la donna in un’intervista rilasciata al Sun. Stando al suo racconto, Haaland si sarebbe avvicinato da dietro, l’avrebbe colpita alla testa e poi si sarebbe appoggiato su di lei per la foto.

La mascotte ha riferito l’accaduto al responsabile della salvaguardia del club, che – sempre secondo quanto riportato – avrebbe minimizzato la situazione: «Almeno puoi dire che Erling Haaland ti ha colpito», sarebbe stata la sua reazione. Poco dopo, la donna avrebbe cominciato a vomitare e a lamentare dolori al collo e alla testa. Visitata dal medico della prima squadra, le è stato consigliato di recarsi in ospedale, dove le sono stati riscontrati sintomi compatibili con un trauma, ma senza evidenze alla TAC.

Il club ha aperto un’indagine interna, affidata a Paul Kenyon, responsabile della salute e sicurezza dei Citizens. Dopo aver visionato le immagini delle telecamere a circuito chiuso, Haaland è stato scagionato: nelle registrazioni si vedrebbe soltanto un tocco lieve sulla schiena o sulla testa della mascotte, interpretato come un semplice gesto di saluto.

La donna, tornata temporaneamente a lavorare in biglietteria, è stata successivamente informata che il contratto non le sarebbe stato rinnovato. Il Manchester City, da parte sua, ha ribadito di aver svolto tutte le verifiche necessarie e di non aver riscontrato elementi che confermino la responsabilità dell’attaccante norvegese.

Il caso, tuttavia, rischia di non essersi ancora concluso. La testimonianza della donna continua a far discutere, sollevando dubbi sulla gestione interna dell’episodio e sul trattamento riservato ai lavoratori occasionali del club.