Una vittoria, un annuncio clamoroso, una crisi senza fine. Dopo il roboante 4-1 rifilato alla Ternana, seconda in classifica, i giocatori della Lucchese hanno deciso di dire basta: sciopero. La decisione è arrivata ieri pomeriggio, dopo 205 giorni dall’ultima uscita pubblica del presidente Andrea Bulgarella, colpito da una grave malattia e da allora sparito dai radar del club. E oggi il destino di una squadra storica, che quest’anno compie 120 anni, pende su un filo.

Come racconta Nicola Binda sulla Gazzetta dello Sport, i giocatori non ricevono stipendi da ottobre. Una situazione insostenibile che ha portato la squadra a mettere in mora la società e a pretendere il pagamento immediato degli arretrati (da novembre a febbraio), o almeno un piano concreto entro venerdì, altrimenti sabato a Pontedera non si scenderà in campo.

Il caos in società e il “fantasma” Mancini
Dopo due passaggi di proprietà negli ultimi mesi, la Lucchese si trova ora nelle mani del discusso Benedetto Mancini, già noto per tentativi di acquisizione falliti in diverse piazze, tra cui Catania. Il suo esordio, per usare un eufemismo, non è stato incoraggiante: nei giorni scorsi ha prelevato i circa 2.000 euro dell’incasso casalingo, tramite un suo uomo di fiducia. Nessun piano concreto è stato presentato, solo generiche promesse: «Il debito non mi spaventa. Quello sportivo è gestibile, quello con l’erario si può dilazionare», avrebbe dichiarato.

Ma come si chiede Binda su Gazzetta, perché Bulgarella – che aveva altre opzioni più credibili – ha ceduto il club proprio a Mancini? C’è qualcosa da nascondere?

Squadra, staff e città al limite
Nel frattempo, la squadra di Gorgone e del ds Ferrarese continua ad allenarsi con professionalità esemplare, ma cinque mesi senza stipendi sono uno scandalo per una lega come la Serie C. Anche la Lega Pro è pronta a intervenire: potrebbe escutere le fideiussioni da 750mila euro, e in caso di mancato rispetto della scadenza del 16 aprile (altri 950mila euro), scatterebbe la penalizzazione l’anno prossimo.

Il tecnico Giorgio Gorgone, stanco delle promesse a vuoto, ha parlato chiaro: «O il nuovo proprietario paga, o se ne vada. Non abbiamo pregiudizi, ma servono fatti». E ha lanciato un messaggio più ampio: «Non è in discussione solo il futuro della Lucchese, ma la credibilità dell’intera categoria. Oggi tocca a noi, ma domani può toccare a chiunque».

Anche l’assessore allo sport di Lucca, Fabio Barsanti, ha parlato senza filtri: «Siamo stati presi in giro da Bulgarella e Lo Faso. Nonostante la nostra contrarietà, hanno ceduto il club a un personaggio discutibile. La città è vicina alla squadra, ma il tessuto imprenditoriale lucchese è sempre stato distante dallo sport». E conclude con amarezza: «Lucca è cresciuta come meta culturale e turistica, ma nello sport è rimasta al palo».

Una storia gloriosa sull’orlo del baratro
Tre fallimenti (2008, 2011, 2019), ripartenze dalla D e perfino dall’Eccellenza. Il passato recente della Lucchese è stato un viaggio tra illusioni e delusioni. Oggi, fuori dalle Mura, si gioca un’altra partita: quella per la sopravvivenza. E se il club non troverà risposte concrete, la resa dei conti arriverà molto presto.