Caso Raciti, la Corte d’appello respinge la richiesta di revisione: niente nuovo processo per Speziale

Non ci sarà alcun nuovo processo per la morte dell’ispettore di polizia Filippo Raciti, deceduto il 2 febbraio 2007 durante gli scontri tra forze dell’ordine e ultras del Catania, all’esterno dello stadio Massimino durante il derby con il Palermo.
Come riporta l’ANSA, la Corte d’appello per i minorenni di Messina ha dichiarato inammissibile, per manifesta infondatezza, la richiesta di revisione presentata dall’avvocato Giuseppe Lipera, difensore di Antonino Speziale, già condannato a 8 anni e 8 mesi di reclusione per omicidio preterintenzionale, pena che ha già scontato. Con la stessa accusa è stato condannato anche Daniele Natale Micale, a 11 anni, anch’egli già detenuto.
Al centro dell’istanza di revisione vi erano, tra gli altri elementi, le interviste andate in onda su Italia 1, nella trasmissione Le Iene, il 12 e il 26 novembre 2020. I servizi giornalistici raccoglievano le testimonianze di due persone che ipotizzavano la tesi del “fuoco amico”, secondo cui Raciti sarebbe stato colpito non da un oggetto lanciato dagli ultras, ma da una Range Rover della polizia. Tesi già affrontata e respinta nei tre gradi di giudizio che portarono alle condanne definitive di Speziale e Micale.
Nella motivazione della decisione, i giudici della Corte d’appello di Messina sottolineano come «le prove nuove che si pongono in diretta contrapposizione con quelle fondanti la condanna devono essere dotate di particolare pregnanza dimostrativa». Tuttavia, precisano, «i fatti sopravvenuti posti a fondamento dell’istanza di revisione (le due interviste televisive) non sono immuni da profili di inaffidabilità e non sono dotati della necessaria forza per scardinare il ragionamento posto a base del giudicato».
I due intervistati dalla trasmissione televisiva sono stati querelati per diffamazione a mezzo stampa dall’allora capo della polizia Franco Gabrielli, ma assolti nel novembre 2022 con la formula «perché il fatto non sussiste». Su questo punto insiste l’avvocato Lipera, che contesta il fatto che gli atti relativi a quel processo non siano stati messi a disposizione della difesa di Speziale, elemento che – secondo il ricorso già presentato in Cassazione – la Corte d’appello non avrebbe adeguatamente valutato.
La vicenda giudiziaria, dunque, non è ancora del tutto conclusa, ma per i giudici messinesi non vi sono i presupposti per rimettere in discussione il verdetto che ha già attraversato tutte le fasi processuali previste dalla giustizia italiana.